Difesa costiera

Porto ed erosione, il nodo dell’ampliamento

Associazioni e docenti chiedono prudenza sul nuovo piano, tra tutela del litorale e futuro dello scalo

Porto ed erosione, il nodo dell’ampliamento

Erosione della costa e sviluppo del porto tornano al centro del confronto sul futuro del litorale apuano. Da una parte c’è il progressivo arretramento della spiaggia di Marina di Massa, dall’altra il progetto di modernizzazione e ampliamento del porto di Marina di Carrara, previsto dal nuovo Piano regolatore portuale attualmente all’esame del Ministero.

Il collegamento tra le due questioni viene sostenuto da studi scientifici e analisi tecniche, oltre che dagli operatori balneari, turistici e dalle associazioni ambientaliste. Secondo questa impostazione, la presenza dello scalo avrebbe modificato il trasporto dei sedimenti e l’andamento delle correnti lungo una costa sabbiosa, contribuendo al fenomeno erosivo. Anche gli ultimi due presidenti dell’Autorità portuale, citati nel confronto, non avrebbero negato l’influenza dell’infrastruttura sull’equilibrio del litorale.

Gli effetti sulla costa

Tra le concause viene ricordato anche il cosiddetto sacco del Magra, realizzato negli anni Sessanta per la costruzione dell’autostrada. Tuttavia, secondo gli esperti richiamati nel documento, il fenomeno sarebbe iniziato già in precedenza, con la realizzazione dello scalo. Nel tempo sono stati adottati diversi interventi di mitigazione sulla costa massese, tra pennelli, geotubi e scogliere. Le opere hanno prodotto ripascimenti considerati limitati e, secondo le associazioni, avrebbero spostato il problema più a sud invece di risolverlo.

Il ritorno dei sedimenti provenienti dal Magra, inoltre, sarebbe ostacolato e deviato dalla presenza del porto. Su questi elementi si basano le osservazioni presentate al Ministero dai Paladini Apuoversiliesi insieme ad altre nove associazioni del territorio. Il documento, elaborato con il contributo dei professori Giovanni Sarti, Monica Bini e Duccio Bertoni dell’Università di Pisa e del professor Stefano Pagliara, raccomandava prudenza rispetto a nuovi interventi. Il rapporto risale al 2023 e, di recente, il professor Sarti ha ribadito che qualsiasi intervento sarebbe al momento fortemente sconsigliato.

Il confronto sul nuovo piano

Indicazioni analoghe vengono ricondotte al Masterplan 2026, predisposto da tecnici ed esperti incaricati dalla Regione Toscana. Il documento riconosce che il porto ha condizionato la linea di costa e indica la necessità di favorire, per quanto possibile, una situazione più vicina all’equilibrio naturale.

La presidente dei Paladini, Orietta Colacicco, chiede quindi di distinguere tra una modernizzazione e una razionalizzazione degli spazi esistenti e un ampliamento di 140mila metri quadrati, come previsto dal Piano regolatore. Secondo Colacicco, una trasformazione di queste dimensioni potrebbe aggravare l’erosione, soprattutto in caso di prolungamento del molo di sopraflutto, indicato come una delle opere più problematiche.

La richiesta delle associazioni è di rivedere il progetto e individuare un punto di equilibrio tra le aspettative legate allo sviluppo dello scalo e la protezione del litorale. Il tema resta dunque aperto in attesa delle valutazioni ministeriali sul Piano regolatore portuale, con il precedente degli interventi già realizzati e il timore che nuove opere possano aumentare gli effetti di un fenomeno che, secondo gli esperti citati, è già in corso.