Memoria ferita

A Lavacchio il parco promesso non è mai nato

Sedici anni dopo la frana, Antonio Guadagnucci torna a denunciare l’assenza dell’intervento annunciato.

A Lavacchio il parco promesso non è mai nato

La promessa di un parco pubblico a Lavacchio, sulle colline di Massa, è rimasta incompiuta. Il progetto era stato annunciato dopo la frana del 31 ottobre 2010, quando il fango travolse l’abitazione di Antonio Guadagnucci e causò la morte della moglie Nara Ricci e del figlio Mattia, di due anni. A distanza di sedici anni, nell’area sono cresciuti rovi e vegetazione, mentre l’intervento previsto non è mai stato realizzato.

Guadagnucci, 65 anni, ex dipendente del Cermec, ha deciso di tornare a parlare pubblicamente della vicenda. Ogni volta che percorre via Bergiola, la strada che passa vicino al luogo della tragedia, si confronta con una ferita ancora aperta e con una promessa che, secondo il suo racconto, il Comune aveva fatto a lui e alla sua famiglia: trasformare l’area in uno spazio pubblico destinato ad anziani e bambini, come segno di rinascita dopo la distruzione.

La notte della frana

Quella sera Antonio era in camera con la moglie e il figlio. Aveva Mattia in braccio, ma per un motivo che ancora oggi non riesce a spiegarsi lo adagiò sul letto e si spostò in bagno. Poco dopo, il fango irruppe nell’altra stanza. La maestra Nara e il bambino vennero travolti. L’altra figlia, Michela, allora quindicenne, si salvò perché si trovava a una festa di Halloween.

Nella stessa notte morì anche il camionista Aldo Manfredi, coinvolto in un’altra frana nella zona di Mirteto. La pioggia proseguì anche il giorno successivo, aggravando una situazione che sconvolse l’intera comunità massese: furono 88 le famiglie evacuate, tra fango, distruzione e rabbia.

La promessa del parco

Secondo Guadagnucci, il progetto del parco era stato approvato all’unanimità dal consiglio comunale sull’onda dell’emozione seguita alla tragedia. L’amministrazione avrebbe dovuto demolire la casa e ripulire la zona, destinandola a un’area per la comunità. Nel frattempo, spiega l’uomo, l’immobile è stato donato al Comune in cambio dello spostamento della volumetria abitabile da Lavacchio a un terreno agricolo acquistato in un’altra zona, dove intende costruire una nuova abitazione.

Nel corso degli anni alla guida della città si sono succeduti Roberto Pucci, Alessandro Volpi e l’attuale sindaco Francesco Persiani. Guadagnucci sostiene di aver ottenuto a suo tempo, attraverso una decisione del consiglio comunale, il consenso a edificare nella nuova area. La nuova casa, però, non è ancora pronta: l’uomo riferisce di aver completato quanto di sua competenza e di attendere l’avvio dei lavori.

Intanto, nell’edificio abbandonato di Lavacchio, la vegetazione ha preso il sopravvento. Sul tetto sono cresciuti alcuni pini, uno dei quali raggiungerebbe quasi due metri, mentre è ancora visibile la ringhiera installata dallo stesso Guadagnucci sedici anni fa. La struttura, osserva, potrebbe essere diventata pericolosa. Anche l’ipotesi di collocare una targhetta in ricordo delle vittime, riferisce, non avrebbe avuto seguito.

La domanda che l’uomo rivolge oggi all’amministrazione riguarda quindi il destino del progetto e l’eventuale finanziamento già previsto. La sua protesta nasce dal desiderio di rendere meno doloroso il ricordo della tragedia e di dare finalmente un significato concreto a quell’area, rimasta ferma nel tempo.