Crisi societaria

Massese, i giocatori si fermano: il club rischia di sparire

Dopo tre mesi senza compensi, il gruppo chiede un confronto sul futuro della squadra apuana

Massese, i giocatori si fermano: il club rischia di sparire

La Massese è arrivata a un passaggio decisivo e il rischio è che la stagione possa interrompersi. I giocatori bianconeri hanno deciso di fermarsi dopo tre mesi senza ricevere compensi e chiedono un confronto immediato per capire quale futuro attenda la squadra. Il gruppo si ritroverà al campo di Poggioletto, a Massa, non per svolgere la consueta seduta di allenamento, ma per cercare risposte sulla situazione del club.

La partita disputata domenica a Carrara potrebbe quindi essere stata l’ultima gara della squadra. I calciatori, esasperati dalle difficoltà e dall’assenza di riferimenti societari, lamentano di essere stati lasciati senza sostegno. Secondo quanto riferito dall’allenatore in seconda e preparatore atletico Paolo Moretti, nessuno avrebbe ancora percepito gli emolumenti previsti, che ammontano a cifre comprese tra 200, 300 e 400 euro.

Il nodo della proprietà

La situazione societaria resta incerta. A luglio l’azionista unico Antonio Gerini avrebbe raggiunto un accordo privato con alcune persone di Brescia per la cessione delle quote della società. L’intesa, però, non risulta ancora formalizzata alla Camera di Commercio. Nel frattempo Fabio Sguerzo, indicato come amministratore delegato pro tempore, ha avviato l’ordinaria amministrazione, mentre a livello federale Gerini risulta ancora presidente della Massese.

Le promesse di nuovi soci e di sponsorizzazioni non si sono tradotte, almeno finora, in interventi concreti. A metà ottobre il passaggio di proprietà non è stato completato e il quadro resta privo di certezze. In questo contesto, la squadra avrebbe proseguito l’attività grazie all’ospitalità e all’aiuto gratuito di alcune persone di Massa, senza un investimento diretto della società.

La richiesta dei giocatori

Al termine della gara di Carrara, Moretti ha denunciato pubblicamente le condizioni in cui il gruppo sarebbe stato costretto a lavorare. Il tecnico ha parlato di una società e di una proprietà non riconoscibili, sottolineando le difficoltà affrontate anche per procurarsi materiale essenziale e ricordando che il completino da gara sarebbe arrivato dopo quattro mesi. Ha inoltre riferito che non sarebbe stato pagato neppure un albergo e che tre ragazzi avrebbero dormito negli spogliatoi.

La richiesta dei calciatori è ora quella di ottenere chiarezza e il pagamento di quanto dovuto. Moretti ha escluso dalle responsabilità il direttore Barcellandi, accusato soltanto di aver creduto a un progetto poi rivelatosi inconsistente, e l’allenatore Barbieri, descritto come impegnato nella ricerca di soluzioni. Il preparatore ha anche messo in dubbio la possibilità di andare avanti in assenza di condizioni adeguate e di una proprietà con cui confrontarsi.

Nei giorni scorsi un gruppo di ultras aveva interrotto una seduta del consiglio comunale per chiedere l’intervento delle istituzioni. Resta da capire se l’amministrazione di Massa assumerà iniziative sulla vicenda. Sullo sfondo c’è ancora Gerini: in caso di dimissioni di Sguerzo, dopo quelle di Maurizio Imperiale, potrebbe tornare a essere l’unico referente dell’area bresciana e valutare una nuova cessione, accompagnando eventualmente il club in una fase transitoria.