La spiaggia di Marina di Massa ha perso gran parte della sua estensione storica. A Poveromo, dove negli anni Sessanta il litorale raggiungeva oltre 160 metri, oggi restano circa 40 metri. Per Giovanni Massini, direttore regionale della Protezione civile e della difesa del suolo, non è possibile tornare alla linea di costa precedente. L’obiettivo, quindi, è contenere un fenomeno che rischia di aggravarsi ulteriormente.
Secondo il Master Plan della Regione Toscana, la costruzione del porto di Marina di Carrara ha condizionato l’evoluzione della linea di riva. L’eventuale ampliamento dello scalo, previsto dal Piano regolatore portuale ancora fermo al Ministero e discusso in tavoli tecnici promossi dal vice ministro Edoardo Rixi, è considerato dai comitati locali un ulteriore fattore di rischio per il litorale apuano e per la costa della Versilia.
Gli interventi per contenere la perdita
Negli ultimi anni gli interventi di ripascimento hanno consentito di mantenere, almeno in parte, l’ampiezza residua dell’arenile. Senza quelle opere, a Poveromo la fascia sabbiosa sarebbe probabilmente ancora più ridotta. Massini ha però invitato alla cautela nell’impiego di strutture di difesa come pennelli e scogliere: queste opere possono produrre un ripascimento locale, ma anche spostare più avanti il fenomeno erosivo. La valutazione dovrà riguardare ogni intervento umano sulla costa.
La situazione ha conseguenze anche sul piano economico. Il Master Plan attribuisce al cosiddetto capitale spiaggia una ricaduta di circa 2.000 euro per metro quadrato, considerando l’indotto che coinvolge stabilimenti balneari, alberghi, campeggi, attività commerciali, ristoranti e altri servizi. La riduzione dell’arenile rappresenta quindi una minaccia non soltanto ambientale, ma anche per un sistema produttivo legato alla presenza del mare.
Le critiche al Master Plan
I balneari e l’associazione Paladini Apuoversiliesi hanno espresso riserve sulle linee guida regionali, ritenute fondate su dati ormai superati. Negli ultimi cinque anni, sostengono, gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello del mare avrebbero modificato profondamente il quadro. Anche il sedimentologo Giovanni Sarti, dell’Università di Pisa, ha sottolineato l’importanza di disporre di studi aggiornati prima di definire gli interventi.
Il piano ipotizza l’utilizzo di 1.305.000 metri cubi di materiali: 462.500 di sedimenti marini, 543.500 di sabbia di cava e 299.999 di ghiaia di cava. Per Orietta Colacicco, presidente dei Paladini, si tratta di una quantità destinata all’adattamento e non alla ricostruzione completa di quanto perduto. In questo scenario, sul litorale massese resterebbero al massimo 40 o 50 metri di spiaggia, mentre un ampliamento del porto potrebbe accelerare ulteriormente la sottrazione di sabbia.
L’associazione chiede un’accelerazione delle decisioni e il coinvolgimento diretto di amministratori, parlamentari e ministri. L’obiettivo è portare le istituzioni a verificare sul posto le condizioni della costa e a valutare le conseguenze delle scelte future, in un’area dove il ritorno alla situazione originaria è considerato ormai irrealistico.