Piogge estreme

Nubifragio in Lunigiana, caduti fino a 390 millimetri

Dati Lamma: 265 mm, sole tre ore per discutere prevenzione e adattamento.

Nubifragio in Lunigiana, caduti fino a 390 millimetri

Il nubifragio che ha colpito la Lunigiana tra giovedì e venerdì ha prodotto accumuli di pioggia eccezionali, con punte comprese tra 320 e 390 millimetri in una fascia ristretta a nord-est di Villafranca. A rilevarlo è il Lamma, Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile, consorzio pubblico formato dalla Regione Toscana e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Pioggia concentrata in poche ore

Secondo l’analisi del consorzio, i valori registrati sono straordinari anche per un’area della Toscana abituata a fenomeni temporaleschi e precipitazioni intense. L’aspetto più rilevante riguarda la rapidità con cui l’acqua si è riversata al suolo: la maggior parte degli accumuli è caduta in appena tre ore, tra le 8 e le 11 del mattino.

Il Lamma evidenzia che, in alcuni punti, sono stati misurati 265 millimetri in tre ore. Una quantità d’acqua che, osserva il consorzio, risulta difficilmente gestibile da qualunque territorio se concentrata in un intervallo di tempo così breve. Il dato viene indicato come elemento centrale per valutare la capacità delle infrastrutture e dei sistemi di prevenzione di fronte a eventi precipitativi molto intensi.

Il legame con il clima più caldo

L’analisi non stabilisce un rapporto automatico tra un’estate molto calda e il nubifragio, ma richiama gli effetti che temperature più elevate possono avere sull’atmosfera e sui mari. Un ambiente più caldo, spiega il Lamma, può mettere a disposizione, quando si verificano le condizioni meteorologiche favorevoli, maggiori quantità di calore e di vapore acqueo, aumentando il potenziale dei fenomeni precipitativi.

Eventi di questo tipo si sono verificati anche in passato, ma la preoccupazione indicata dal consorzio riguarda la possibilità che, in un clima più caldo, gli episodi estremi raggiungano più facilmente intensità elevate. La questione non riguarda quindi soltanto la variazione del clima, ma anche la capacità dei territori di affrontarne le conseguenze.

Per questo il Lamma invita a concentrare la riflessione sulle opere di adattamento e prevenzione. La gestione di quantitativi così elevati in tempi ristretti rappresenta una delle principali sfide per la sicurezza territoriale e richiede, secondo l’analisi, una valutazione sempre più attenta della preparazione dei territori agli eventi estremi.