Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia eletta nella circoscrizione e componente delle commissioni Giustizia e Cultura del Senato, difende la legge 181 del 2025 sul femminicidio e il suo impianto sanzionatorio. Secondo la parlamentare, il provvedimento avrebbe contribuito a una riduzione del 37 per cento dei delitti riconducibili al fenomeno. Campione rivendica inoltre il ruolo svolto nella stesura del testo insieme alla collega Giulia Bongiorno e nel percorso che ha portato all’approvazione unanime nei due rami del Parlamento.
Al centro della normativa c’è il riconoscimento del femminicidio come reato specifico, legato all’uccisione di una donna in quanto donna e non assimilabile a un omicidio commesso in altri contesti. La legge prevede l’ergastolo per chi uccide una donna per odio o discriminazione di genere, anche quando tra autore e vittima non esiste un precedente legame affettivo. Campione considera questo elemento decisivo e respinge le critiche di chi ritiene superflua la fattispecie autonoma.
La rete contro l’isolamento
Nell’intervista, la senatrice sottolinea l’importanza di una rete sociale capace di riconoscere e segnalare i segnali di violenza. Secondo Campione, l’uomo violento tende innanzitutto a isolare la donna, allontanandola dalla famiglia e dalle persone vicine. Per questo, a suo giudizio, devono denunciare non soltanto le vittime, ma anche i vicini e chiunque venga a conoscenza di episodi di maltrattamento o minaccia. La solidarietà e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica vengono indicate come strumenti necessari per portare allo scoperto situazioni spesso nascoste.
La senatrice insiste anche sulla necessità di una magistratura specializzata e di un’accoglienza adeguata fin dal momento della denuncia. Le forze dell’ordine, sostiene, devono saper comprendere le paure della vittima e le dinamiche che possono scoraggiarla dal chiedere aiuto. I reati a sfondo sessuale e le violenze nelle relazioni, aggiunge, non possono essere trattati come semplici reati contro il patrimonio: le donne devono essere ascoltate da personale formato e competente.
Il confronto internazionale
Nel rivendicare il carattere innovativo del provvedimento, Campione afferma che il modello italiano sarebbe osservato anche all’estero. In particolare, cita Brasile e Svezia come Paesi interessati ad alcuni contenuti della normativa. Il primo, secondo la senatrice, avrebbe un problema strutturale legato alla violenza contro le donne e guarderebbe soprattutto al rafforzamento delle pene; la Svezia, tradizionalmente più orientata alla prevenzione, avrebbe invece preso spunto dal testo italiano su proposta del ministro degli Esteri.
Campione collega infine la discussione ai dati della provincia apuana, che a suo giudizio non rappresentano un’eccezione rispetto a un fenomeno diffuso in tutta la società. La violenza di genere, afferma, attraversa territori, fasce d’età, livelli di istruzione e condizioni sociali, senza confini geografici o di ceto. La parlamentare, che nella sua attività professionale di avvocato ha seguito numerosi casi di violenza contro mogli e donne, considera quindi fondamentali sia la repressione prevista dalla norma sia la prevenzione e la capacità delle istituzioni di intervenire prima che la situazione degeneri.