Il Cortile del Museo Diocesano ospiterà domani e domenica, alle 21, Persempremai, spettacolo prodotto dal Museo Bagatti Valsecchi di Milano. L’ingresso è libero, fino a esaurimento dei posti disponibili. L’appuntamento è realizzato con il patrocinio del Comune di Massa, che ha avviato con il museo una collaborazione descritta come proficua.
Una riflessione sul tempo
La drammaturgia è firmata da Michele Di Mauro, anche regista, e da Nika Perrone, interprete dello spettacolo. Il suono è curato da Riccardo Alemanni. Al centro del lavoro c’è una riflessione sul tempo, affrontato a partire dall’idea di una mezz’ora: un intervallo minimo ma anche assoluto, sufficiente per osservare, scegliere, esporsi oppure sottrarsi.
Da questa premessa, Persempremai attraversa desiderio, fede, memoria e costruzione dell’identità, presentandoli come territori instabili. La parola diventa uno spazio di conflitto nel quale convivono immagini culturali, esperienze personali e narrazioni collettive. L’obiettivo non è proporre una risposta definita, ma creare una condizione di ascolto e di attenzione, interrompendo per un momento il flusso continuo della vita quotidiana.
Il ruolo del pubblico
Nel progetto, il pubblico non viene considerato un destinatario passivo. La sua presenza può modificare il ritmo, i silenzi e l’andamento del discorso, anche perché alcune domande sono rivolte direttamente agli spettatori. Per Perrone, il teatro conserva così una componente di rischio: ogni replica deve restare aperta a ciò che può sfuggire al controllo e all’eventualità che l’incontro con chi assiste produca traiettorie diverse.
Lo spettacolo mescola consapevolmente riferimenti alti e popolari, letteratura e cultura popolare, sacro e profano. Il pubblico a cui si rivolge è definito dagli autori come curioso, senza la necessità di possedere una preparazione specifica. La curiosità viene indicata come elemento più importante rispetto alle conoscenze pregresse.
La riflessione si estende infine alla natura stessa del teatro, che non può essere messo in pausa né corretto dopo l’esecuzione. La sua dimensione irripetibile obbliga a condividere il momento in cui qualcosa accade, senza possibilità di scorrere oltre. È proprio questa presenza comune, secondo l’impostazione dello spettacolo, a rendere l’esperienza teatrale ancora radicalmente contemporanea.