Patrimonio operaio

A Forno 130mila euro per recuperare la Casa socialista

Interventi su tetto e sala della Lega: chiusura dovuta a cedimenti e infiltrazioni.

A Forno 130mila euro per recuperare la Casa socialista

La Regione Toscana ha approvato l’accordo con il Comune di Massa per destinare 130mila euro alla ristrutturazione della Casa socialista di Forno, frazione montana del territorio comunale. L’intesa, approvata nell’ultima seduta della giunta regionale, sarà sottoscritta nei prossimi giorni e renderà operativo il finanziamento già previsto con la variazione di bilancio del giugno scorso.

Le risorse serviranno a intervenire sul tetto dell’edificio e a recuperare la sala della Lega dei lizzatori e dei cavatori, attualmente inagibile a causa di problemi strutturali e infiltrazioni d’acqua. L’obiettivo è restituire alla comunità uno spazio oggi inutilizzabile, ma considerato significativo per la storia sociale e associativa di Forno.

Un edificio legato alla memoria del lavoro

La Casa socialista sorge lungo via del Commercio, sulla sponda del fiume Frigido. L’edificio è inserito in un itinerario di archeologia industriale e storia locale che comprende la Filanda, l’ex Cotonificio Ligure e l’adiacente Palazzo Operaio, dove abitavano i lavoratori dello stabilimento tessile.

Il complesso conserva anche il ricordo di vicende drammatiche della storia apuana. Nel 1944, la Filanda fu teatro di un rastrellamento e di un eccidio nazifascista. La Casa socialista rappresenta invece la memoria delle lotte operaie e della coscienza sociale sviluppatasi nella comunità di Forno e, più in generale, nell’area apuana.

Dall’inaugurazione del 1912 al recupero

L’edificio fu inaugurato ufficialmente il 1° maggio 1912. L’apertura venne celebrata con la distribuzione di vermouth e savoiardi, in un clima dichiaratamente antimonarchico. Già nel 1909, quando la struttura era ancora incompleta, aveva ospitato un congresso comunale del Partito Socialista.

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha definito il contributo un intervento decisivo per la rinascita di un luogo di storia e memoria, ma anche di socialità e cultura. Secondo Giani, l’accordo risponde a un’esigenza espressa dal mondo associativo locale e dalla comunità massese, interessata a recuperare uno spazio di aggregazione oggi compromesso dalle condizioni dell’immobile.