Il Tribunale di Firenze ha confermato le misure protettive per The Italian Sea Group (Tisg), richieste nell’ambito della procedura di concordato preventivo in bianco. Queste misure, comunicate il 6 luglio, consentono alla società di proseguire l’attività produttiva e di mantenere le commesse in corso, nonostante la grave situazione economica.
Le misure protettive, che resteranno in vigore per un massimo di quattro mesi, impediscono agli armatori di sciogliere i contratti in essere per eventuali inadempimenti e di escutere le garanzie rilasciate dalla società. Anche i fornitori strategici delle commesse di prossima consegna saranno temporaneamente esonerati dagli obblighi di cessione dei crediti. Tisg punta a un aumento di capitale di circa 100 milioni di euro nel quarto trimestre del 2026, subordinatamente al raggiungimento di accordi con fornitori e istituti finanziatori.
Situazione occupazionale e sindacale
In seguito all’incontro in Prefettura a Massa, l’azienda ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per 200 dipendenti. I sindacati Cisl e Uil hanno espresso preoccupazione per la continuità delle attività produttive e per la situazione dei lavoratori dell’indotto, già in difficoltà. I segretari delle due sigle sindacali hanno sottolineato l’importanza di garantire un futuro ai dipendenti e hanno richiesto un confronto con il management per definire modalità e tempi dell’ammortizzatore sociale.
Paolo Fantappiè, segretario generale della Uil Toscana, ha evidenziato la gravità della situazione occupazionale, che coinvolge circa 1.500 lavoratori. In precedenza, erano state fornite notizie rassicuranti sulla continuità aziendale, ma ora si prospetta una possibile vendita dell’intera società. I sindacati chiedono l’intervento della Regione, dell’Inps e del Ministero per garantire salari e lavoro futuro.
Richieste di intervento e futuro incerto
Nicola Del Vecchio, segretario provinciale della Cgil, ha sottolineato la necessità di trovare un investitore che garantisca occupazione a medio-lungo termine. Durante l’incontro in Prefettura, sono state avanzate ipotesi di soggetti interessati all’acquisizione, ma senza risultati concreti. La crisi ha colpito duramente le aziende dell’indotto, con richieste di cassa integrazione ordinaria rigettate dall’Inps. I sindacati intendono chiarire le motivazioni di tali rigetti e continuare a lavorare per una soluzione condivisa.