Una donna è deceduta dopo essere stata sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio per un grave stato di agitazione psicofisica. Il Tribunale di Massa ha condannato il Nuovo Ospedale delle Apuane a risarcire i familiari con oltre 2 milioni di euro, riconoscendo la responsabilità sanitaria della struttura. La sentenza è stata emessa il 24 luglio 2026 e accoglie le conclusioni di consulenti tecnici che hanno evidenziato come la gestione clinica della paziente si sia discostata dalle buone pratiche assistenziali.
La dinamica degli eventi
I fatti risalgono a gennaio 2018, quando la donna, residente a Carrara, venne portata in ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio. Durante la permanenza, le fu somministrata una terapia farmacologica sedativa. Poco dopo, la paziente perse conoscenza e cadde, riportando un grave trauma cranico. Le lesioni furono così gravi da rendere necessario il trasferimento d’urgenza all’ospedale Santa Chiara di Pisa, dove entrò in coma.
Successivamente, la donna fu ricoverata nel reparto dei gravi cerebrolesi di Cisanello e, nel maggio dello stesso anno, trasferita in una struttura sanitaria privata di Viareggio. Rimase in stato vegetativo fino alla morte, avvenuta nel giugno 2019.
L’azione legale dei familiari
I familiari della donna, tra cui i genitori e la sorella, hanno avviato un’azione civile contestando la legittimità del trattamento sanitario obbligatorio e l’adeguatezza della terapia farmacologica. Hanno inoltre evidenziato il mancato controllo della paziente dopo la somministrazione dei farmaci, ritenendo che tali omissioni abbiano causato la caduta e il successivo decesso. Il Tribunale ha accolto la loro domanda risarcitoria, confermando la responsabilità della struttura sanitaria.