La Cgil annuncia una possibile querela penale contro Tisg dopo la diffida inviata dalla società nautica del lusso in relazione ad alcune fotografie esposte nella bacheca personale di Umberto Faita, segretario della Fiom. La decisione è stata comunicata durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Faita e il segretario della Cgil, Nicola Del Vecchio.
La richiesta sul nome dell’autore
Al centro della controversia ci sono le immagini di Giovanni Costantino accostate a una didascalia sui cinghiali e affisse nell’ufficio di Faita, all’interno della Camera del lavoro. Secondo la ricostruzione del sindacato, si tratta di un ambiente di lavoro privato, con fotografie e disegni del figlio del segretario, e non di uno sportello aperto al pubblico.
La Cgil ha fatto sapere che, se Tisg non comunicherà entro tre giorni il nome della persona che avrebbe scattato le fotografie nell’ufficio vuoto, procederà con una querela per ipotesi di violazione di domicilio e interferenze illecite nella vita privata. Il sindacato ha inoltre annunciato la richiesta di un risarcimento integrale per i danni che ritiene di avere subito.
Del Vecchio ha definito grave l’ingresso di una persona al primo piano della Camera del lavoro e il prelievo delle immagini senza autorizzazione. A suo giudizio, la ricostruzione fornita da Costantino avrebbe l’obiettivo di screditare l’organizzazione sindacale, che rivendica una presenza significativa tra i lavoratori dell’azienda dopo anni di assenza. I vertici della Cgil hanno anche ricordato le tensioni con gli iscritti e le precedenti difficoltà nei rapporti interni.
Il contenzioso sui 25 milioni
Durante l’incontro è stata richiamata anche la richiesta di risarcimento da 25 milioni di euro avanzata da Costantino nei confronti di Faita, vicenda che, secondo quanto riferito dalla Cgil, si sarebbe chiusa grazie alla mediazione del prefetto Guido Aprea.
Del Vecchio e Faita hanno collegato la diffida e la vicenda delle fotografie a un più ampio conflitto sulle relazioni sindacali e sulla gestione della situazione aziendale. I due rappresentanti hanno definito pretestuosa l’interpretazione secondo cui l’immagine sarebbe stata associata a una presunta segnaletica venatoria, sostenendo invece che fosse accostata alla lettera con la richiesta di risarcimento. Per la Cgil, si sarebbe trattato esclusivamente della conservazione di atti d’archivio relativi alle pressioni giudiziarie subite dal sindacato.