È arrivata a Verona la prima vera battuta d’arresto della gestione Pagliuca. La Carrarese ha chiuso il primo tempo sotto di tre reti, con la partita di fatto già indirizzata all’intervallo. Gli azzurri hanno pagato a caro prezzo alcuni errori individuali, un calo generale di concentrazione e la stanchezza accumulata: per quasi tutti gli interpreti si trattava della terza gara disputata in otto giorni.
Un avvio troppo aggressivo
Per la trasferta del Bentegodi, Luca Pagliuca aveva scelto di dare un segnale forte alla squadra, proponendo un assetto ancora più offensivo del consueto. Topalovic, dopo il gol decisivo realizzato contro l’Arezzo, è stato schierato titolare al posto di Rubino. La novità più rilevante è stata però la presenza contemporanea di due punte, con Marconi al fianco di Abiuso.
L’esperimento non ha prodotto i risultati sperati, almeno considerando l’esito della gara. Il paradosso è che, nonostante l’impostazione più spregiudicata, quella del Bentegodi è stata l’unica partita del nuovo corso gialloazzurro conclusa senza gol all’attivo. Non si tratta, tuttavia, di una bocciatura definitiva della soluzione tattica: proporla al termine di un trittico ravvicinato non ha consentito di valutarla in condizioni di piena freschezza atletica.
I numeri non raccontano tutto
Le statistiche sono in larga parte favorevoli agli apuani. La Carrarese ha fatto registrare il 59% di possesso palla, ha tirato più del Verona, 16 volte contro 12, e ha conquistato nove calci d’angolo rispetto ai cinque degli avversari. Sono stati inoltre 23 i palloni toccati nell’area di rigore scaligera, contro i 15 del Verona.
I dati, però, non modificano la lettura di una gara segnata già al 22’ dal 2-0 dei padroni di casa. Il Verona ha potuto gestire il vantaggio secondo le proprie caratteristiche, lasciando iniziativa agli avversari e cercando di colpire in campo aperto. È accaduto in occasione del terzo gol e anche nella ripresa, quando alcune ripartenze avrebbero potuto rendere ancora più pesante il passivo.
Alla Carrarese resta il merito di non avere rinunciato alla propria identità e di essere scesa in campo al Bentegodi con l’intenzione di giocarsela a viso aperto. L’atteggiamento è stato però accompagnato, in alcuni momenti, da una sicurezza eccessiva. Le sconfitte di Palermo e Verona, maturate nelle due trasferte più difficili del campionato, erano in parte prevedibili, ma la squadra di Pagliuca ha confermato un’identità di gioco chiara. Per trasformarla in un punto di forza serviranno la stessa determinazione su ogni pallone e una maggiore continuità di concentrazione.