Martedì 4 agosto 2026, a Poveromo, nel comune di Massa, sono scomparsi in due giorni circa otto metri di spiaggia, nonostante un moto ondoso contenuto, con onde alte appena 40 centimetri. L’episodio riaccende l’attenzione sull’erosione del litorale apuano, già colpito negli anni dalla perdita di oltre 100 metri di arenile.
La situazione osservata in questi giorni al bagno Sport e Natura arriva in una fase particolarmente delicata, in vista delle prossime mareggiate. Secondo il professor Giovanni Sarti, ordinario di sedimentologia all’Università di Pisa, una costa già fortemente compromessa può subire danni ancora maggiori anche quando viene raggiunta da un mare poco mosso. Il fenomeno, inoltre, potrebbe estendersi alla Versilia, dove sono già visibili i primi segnali.
Un sistema in deficit di sabbia
Sarti spiega che i cambiamenti visibili sulla battigia rappresentano soltanto l’esito di processi che si sviluppano in mare, fino ad almeno 10-12 metri di profondità. L’unità fisiografica Magra-Calambrone si trova in deficit sedimentario: nel complesso entra meno sabbia di quanta ne venga persa. Gli accumuli presenti in alcuni tratti, quindi, non indicano un recupero dell’equilibrio, ma la redistribuzione di sedimenti provenienti da altre zone già in erosione.
Per comprendere l’evoluzione della costa, secondo il docente, servirebbero dati più completi sull’andamento dei fondali, sulla loro morfologia e sui volumi di sedimento trasportati lungo la costa e dai fiumi. Le informazioni disponibili sono invece ancora insufficienti. A Poveromo, la riduzione locale della profondità del fondale non sarebbe dunque il risultato dell’arrivo di nuova sabbia, ma di una redistribuzione del sedimento residuo che ha creato un rialzo sommerso.
Questo nuovo assetto, chiarisce Sarti, non protegge la spiaggia ma la rende più vulnerabile. Il rialzo fa rompere anche onde basse, tra 20 e 30 centimetri, senza però dissiparne completamente l’energia. Il moto ondoso raggiunge così la battigia e consuma lo scalino tra la parte asciutta e quella bagnata, mettendo a rischio anche le prime file di ombrelloni in condizioni di mare apparentemente tranquillo. Il problema, quindi, riguarda il cambiamento dell’intero profilo della spiaggia e della sua capacità di attenuare l’energia delle onde.
Il monitoraggio dei balneari
Orietta Colacicco, presidente dei Paladini Apuoversiliesi, chiede un quadro conoscitivo più solido per progettare interventi efficaci e non limitarsi a misure di emergenza. L’associazione sottolinea che, rispetto al peso economico e turistico della costa apuo-versiliese, le risorse destinate alla conoscenza e al monitoraggio sono modeste. Senza dati affidabili, operatori balneari e altri soggetti della filiera turistica non riescono a programmare con certezza investimenti e attività.
I Paladini hanno avviato un progetto di Citizen Science che coinvolge 363 stabilimenti da Marina di Massa a Marina di Pietrasanta. Le osservazioni riguardano, tra gli altri, i punti critici di Poveromo, Ronchi, Partaccia, Cinquale, Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta. Le immagini più recenti sono state inviate a Sarti, che ha invitato a proseguire la raccolta di fotografie, video e osservazioni.
L’associazione chiede ora una collaborazione più rapida alle istituzioni e la protezione immediata delle aree maggiormente esposte. È stata inoltre richiesta un’audizione alla commissione Ambiente regionale, presieduta dal consigliere Gianni Lorenzetti, ma la data non è ancora stata fissata. I Paladini auspicano un confronto tra i tecnici della Regione e i professori Sarti e Duccio Bertoni, insieme ai rappresentanti dei Comuni interessati.