Il mondo animalista si mobilita contro il Comune per il piano di contenimento dei piccioni nel centro storico, un progetto da 38mila euro finalizzato a ridurre la loro popolazione. Questo intervento include monitoraggio, catture selettive con gabbie-trappola, e la successiva soppressione degli esemplari catturati, con smaltimento delle carcasse in conformità alle normative vigenti e al Piano regionale di controllo dei piccioni urbani. Testimonianze di associazioni ambientaliste evidenziano una forte opposizione alla proposta.
In particolare, la Lndc Animal Protection ha espresso una netta condanna al provvedimento, sostenendo che tali azioni non affrontano le cause strutturali della proliferazione di questi volatili nelle aree urbane. L’associazione ha chiesto al Comune di sospendere immediatamente le attività di cattura e soppressione, minacciando ricorso al Tar per ottenere una tutela cautelare urgente.
In una nota, la presidente della Lndc ha dichiarato che stanziando 38mila euro per catturare e uccidere piccioni non si gestisce il problema: “Questi animali non sono oggetti indesiderati né rifiuti urbani. Sono esseri viventi e non possono essere condannati a morte per la loro presenza scomoda”. Inoltre, ha sottolineato che il piano regionale toscano sul controllo dei piccioni stabilisce l’uso di metodi ecologici e interventi specifici che devono precedere qualsiasi azione di eliminazione.
Richieste di trasparenza
La Lndc ha richiesto al Comune di rendere pubblici tutti i dati che giustificano questa decisione, compresi i censimenti, la stima della popolazione e i dati sanitari, così come la documentazione dei danni causati dai piccioni. La presidente ha chiesto: “Sono state ridotte le fonti alimentari incontrollate? Sono stati messi in sicurezza i siti di nidificazione? Sono stati effettuati monitoraggi scientificamente attendibili?” Prima che il Comune possa procedere con l’abbattimento, deve fornire evidenze documentali concrete, non semplici affermazioni generiche.
In aggiunta alla Lndc, altre associazioni si sono unite alla protesta, invitando i cittadini a organizzare un mail bombing, inviando centinaia di email al Comune e agli enti provinciali e regionali per chiedere di fermare il progetto di contenimento.