Trentotto anni dopo l’ultimo incidente alla Farmoplant, che ha segnato la fine del polo industriale chimico a Massa Carrara, la comunità locale continua a chiedere giustizia. Per molti, il tempo è scaduto: chi ha perso la salute, chi ha visto ammalarsi o morire i propri cari, e chi ha vissuto decenni di incertezze e silenzi, si sente abbandonato. Tuttavia, non è troppo tardi per chi lotta per un riscatto possibile e per una giustizia ambientale.
In questo contesto si inserisce il progetto ‘Sintesi’, un’iniziativa nazionale complementare al Pnrr, finanziata dal ministero della Salute. Il progetto coinvolge 22 Siti di Interesse Nazionale (SIN) in 14 regioni e punta a costruire una visione integrata tra ambiente e salute, come richiesto dall’Unione Europea. A Massa Carrara, la partecipazione è stata guidata da Liliana Cori, esperta di comunicazione del gruppo di epidemiologia ambientale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, in collaborazione con la Scuola Normale Superiore e con Claudia Faita come referente territoriale.
Azioni per il territorio
Il progetto Sintesi si distingue per la sua ampiezza e per le molteplici competenze coinvolte. Come spiega Liliana Cori, l’analisi di coorte sulla popolazione ha ricostruito quindici anni di ricoveri e mortalità per causa e area, al fine di comprendere la distribuzione delle malattie nel territorio e i fattori che possono aver inciso. L’Asl collabora con i medici di base per rafforzare gli screening, essenziali per una prevenzione efficace. Inoltre, un gruppo di ricercatori ha studiato i bambini delle scuole primarie per individuare precocemente segnali respiratori e allergici, prevenendo così aggravamenti futuri.
La ARPAT continua i controlli ambientali nei SIN e SIR, in un quadro complesso che coinvolge Ministero, Regione e Comuni. Queste azioni, unite, mirano a costruire una risposta unica al territorio, superando interventi isolati e cercando di leggere ambiente e salute come parti di un unico problema.
Il ruolo della partecipazione
La partecipazione della comunità è stata un elemento cruciale. Liliana Cori sottolinea come sia stato possibile riunire cittadini, associazioni e istituzioni in un percorso condiviso, nonostante le difficoltà del passato. Sono stati discussi dati, criticità e divieti sull’uso della falda, evidenziando la necessità di un’informazione chiara e continua. La partecipazione è fondamentale per far emergere domande e costruire fiducia, creando spazi di discussione anche su ciò che non funziona.
Oggi, i più vulnerabili sono coloro che vivono vicino ai luoghi inquinati e che spesso non hanno accesso a informazioni adeguate. La vulnerabilità è legata all’esposizione ambientale, a condizioni socio-economiche e a una mancanza di conoscenza. Sintesi si propone di ‘cucire’ ciò che per decenni è rimasto slegato, ma ci si chiede se arrivi troppo tardi. È un dovere continuare a lavorare per la giustizia ambientale, riconosciuta dalle autorità, e per garantire continuità e possibilità di riscatto, evitando che torni il silenzio.