«Non abbiamo acquirenti da sostenere, ma lavoratori e famiglie da difendere». È la posizione espressa da Fim-Cisl e Uilm-Uil dopo l’incontro con Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Tankoa e rappresentante della cordata Sri Global. Il gruppo ha illustrato ai sindacati le linee generali di un progetto per rilevare The Italian Sea Group, realtà industriale al centro di una difficile fase economica.
Il confronto si è svolto a Confindustria Lucca, dove Poerio avrebbe prospettato l’acquisizione dell’intero compendio aziendale. L’ipotesi, secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, comprenderebbe anche una soluzione per le esposizioni debitorie, con l’obiettivo di conciliare il risanamento della società con la tutela dei creditori.
Il piano per la continuità produttiva
La ripartenza potrebbe avvenire inizialmente attraverso l’affitto delle strutture, accompagnato dal ricorso agli ammortizzatori sociali durante la fase di transizione. L’obiettivo indicato sarebbe preservare le professionalità presenti nei diversi stabilimenti e consentire una ripresa graduale delle attività, evitando la dispersione delle competenze maturate nel tempo.
Il progetto prevederebbe inoltre una verifica delle commesse e delle possibilità di proseguire le lavorazioni, insieme alla valorizzazione di alcune attività sospese o ancora nelle fasi iniziali. Poerio avrebbe riconosciuto il valore strategico del cantiere, considerato un’eccellenza industriale per il territorio. Un passaggio che si collega alla richiesta dei sindacati di mantenere unito il perimetro produttivo.
La tutela di lavoratori e fornitori
Il timore di Fim e Uilm riguarda infatti il rischio dello «spezzatino», cioè la vendita separata dei singoli asset. Una soluzione di questo tipo, secondo le organizzazioni, potrebbe indebolire i legami tra i diversi siti, compromettere la continuità delle lavorazioni e ridurre le prospettive occupazionali.
«Mantenere unito il perimetro industriale – commentano le due sigle – rappresenta una condizione fondamentale per garantire continuità produttiva, tutela occupazionale e prospettive di sviluppo per il territorio». L’attenzione è rivolta anche alle piccole e medie imprese dell’indotto, molte delle quali hanno contribuito allo sviluppo del cantiere e oggi risultano esposte agli effetti della crisi.
I sindacati riconoscono che il risanamento potrebbe comportare sacrifici anche sul recupero dei crediti, ma chiedono che siano contenuti il più possibile. «Non può esserci un vero rilancio industriale se, per salvare il cantiere, si finisce per mettere in difficoltà proprio quelle piccole imprese che ne hanno sostenuto per anni l’attività produttiva», aggiungono Fim e Uilm, avvertendo che la crisi dei fornitori potrebbe tradursi in una nuova perdita di posti di lavoro.
La posizione delle due organizzazioni resta improntata all’indipendenza rispetto ai potenziali investitori. Fim e Uilm precisano di non voler «fare il tifo» per nessuno e ribadiscono le richieste avanzate dall’inizio della crisi: salvaguardare l’occupazione, mantenere unito il patrimonio industriale e garantire una reale continuità produttiva.