Nuove contestazioni sulla discarica dell’ex Cava Fornace, dopo le integrazioni al Paur, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, presentate dal gestore Programma Ambiente Apuane. La richiesta prevede la ripresa dei conferimenti fino al raggiungimento di quota 98 metri, superando quindi l’ipotesi di fermare l’impianto a 43 metri.
Il procedimento regionale non si è ancora concluso. Dopo la pubblicazione della documentazione, cittadini, enti e associazioni hanno 15 giorni per presentare le proprie osservazioni. A novembre è prevista la Conferenza dei servizi, chiamata a esaminare le integrazioni e a decidere se accoglierle o rigettarle. La pubblicazione degli atti, sottolinea Legambiente, non equivale dunque a un’autorizzazione definitiva.
Le critiche al progetto
Il Comitato dei cittadini ha già annunciato la presentazione di osservazioni. Anche il circolo Legambiente Massa Montignoso si è schierato contro la richiesta del gestore e ribadisce che il sito dovrebbe essere chiuso al più presto. L’associazione contesta inoltre i tempi del procedimento: a suo giudizio, mentre Programma Ambiente Apuane avrebbe avuto mesi per integrare la documentazione, ai soggetti interessati sarebbero rimasti soltanto pochi giorni per esprimersi.
Tra gli elementi indicati dall’associazione ci sono i possibili rischi per il territorio e per la vicina area naturale protetta del Lago di Porta. Legambiente richiama anche il precedente del maggio 2024, quando il cedimento di un argine provocò la fuoriuscita di percolato. Per il circolo non esisterebbero quindi le condizioni per autorizzare un ulteriore innalzamento della discarica.
Secondo la ricostruzione dell’associazione, il progetto iniziale prevedeva il conferimento dei rifiuti fino a quota 43 metri sul livello del mare e, per questo motivo, l’impianto dovrebbe essere considerato completato. Legambiente richiama inoltre la normativa nazionale sulla localizzazione delle discariche e sostiene che le caratteristiche del sito siano incompatibili con nuove autorizzazioni. La valutazione finale spetterà comunque agli enti coinvolti nella Conferenza dei servizi.
Il ruolo della multiutility
La protesta riguarda anche Plures, la multiutility a cui fanno riferimento diversi Comuni delle province di Firenze, Siena e Pistoia e che comprende 65 amministrazioni. Legambiente accusa la società di consentire al gestore di proseguire nel progetto e annuncia che vigilerà sugli atti successivi, valutando il coinvolgimento dei Comuni che ne fanno parte.
Il presidente del circolo, Francesco Rossi, ha ricordato l’evoluzione della struttura: nata come sito di stoccaggio della marmettola, negli anni Ottanta abbandonata anche nei fiumi e nel Lago di Porta, sarebbe stata successivamente utilizzata per l’amianto e per altri codici di rifiuto. L’associazione chiede la chiusura dell’impianto per tutelare il territorio compreso tra costa e montagna e favorire uno sviluppo compatibile con l’ambiente, il turismo, le attività produttive e la qualità della vita dei residenti.