La situazione della Casa di reclusione di Massa torna al centro del dibattito dopo l’allarme lanciato dal sindacato Sappe sulle condizioni dell’istituto. A intervenire sono il vescovo Mario Vaccari, il cappellano don Michele Bigi, il direttore della Caritas diocesana don Maurizio Manganelli e il consigliere di opposizione Ivo Zaccagna. Al centro delle loro dichiarazioni ci sono il sovraffollamento, la carenza di personale della polizia penitenziaria e la richiesta di istituire un Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.
Secondo i dati richiamati dal vescovo, nella struttura sono presenti 309 persone detenute a fronte di 176 posti. A questo si aggiunge un organico ridotto e composto in larga parte da operatori prossimi alla pensione. Una condizione che, secondo quanto già segnalato dal Sappe, pesa sia sulla popolazione detenuta sia sugli agenti e sugli altri lavoratori chiamati ogni giorno a operare all’interno dell’istituto.
Il ruolo della pena
Per la Chiesa locale, il sovraffollamento non rappresenta soltanto una questione legata agli spazi disponibili. Le difficoltà organizzative rendono più complesso il lavoro degli operatori e possono impedire l’attivazione di percorsi di formazione, lavoro e relazione, ritenuti essenziali per dare concretezza alla funzione rieducativa della pena. Il vescovo, il cappellano e la Caritas conoscono direttamente la realtà del carcere attraverso la loro presenza nella struttura e sottolineano il rischio che un sistema in difficoltà possa restituire alla città persone più fragili di come vi erano entrate.
Nel suo intervento Vaccari richiama anche le attività già presenti, tra cui il lanificio e la sartoria, considerate esperienze capaci di offrire ai detenuti un mestiere e una prospettiva di dignità. L’invito è a sostenere e ampliare queste iniziative, senza lasciarle sole, perché possano continuare a contribuire al reinserimento sociale. La richiesta del Garante, ha spiegato il vescovo, viene riproposta come una forma di collaborazione con l’amministrazione penitenziaria e non come una contrapposizione.
La posizione dell’opposizione
Sulla vicenda è intervenuto anche Ivo Zaccagna, che ha espresso solidarietà al Sappe e al suo rappresentante provinciale locale Pasquale Tutino, incoraggiando il sindacato a proseguire nell’attività di tutela e denuncia delle criticità. Per il consigliere, ascoltare la polizia penitenziaria significa occuparsi concretamente anche di sicurezza, attraverso organici adeguati, strutture sostenibili e condizioni di lavoro che permettano agli agenti di svolgere il proprio compito.
Zaccagna ha quindi chiamato in causa il Governo nazionale, sostenendo che non sia possibile chiedere ulteriori sforzi alla polizia penitenziaria mentre sovraffollamento e carenza di personale diventano problemi strutturali. Nella sua valutazione, il carcere deve essere considerato non solo come luogo di custodia, ma anche come spazio in cui attuare i principi della rieducazione e del reinserimento nella società.
Anche per il consigliere, la figura del Garante non dovrebbe essere vista come contrapposta agli agenti o all’amministrazione. Potrebbe invece svolgere un ruolo di equilibrio e supporto, favorendo il dialogo, raccogliendo le criticità e contribuendo a prevenire tensioni all’interno dell’istituto. La richiesta condivisa dagli interventi è dunque quella di affrontare il problema con responsabilità istituzionale, senza limitarsi agli annunci e tenendo insieme le esigenze delle persone detenute e quelle del personale.