Massimo Santucci interviene nel dibattito sulle casette dei pescatori presenti sul litorale di Marina di Massa. Le strutture, finite al centro della discussione, vengono difese come luoghi di lavoro e non come elementi aggiunti senza funzione. Secondo Santucci, il loro utilizzo è legato alle esigenze quotidiane di chi svolge attività di pesca e deve gestire attrezzature ingombranti e pesanti.
Il lavoro tra reti e attrezzature
"Quelle casine sul mare non sono un capriccio: sono luoghi di lavoro per i pescatori", afferma Santucci. Il riferimento è alle operazioni di movimentazione di reti, attrezzature e ceste, materiali che, spiega, possono raggiungere un peso compreso tra 70 e 100 chilogrammi. Da qui la domanda posta nel suo intervento: sarebbe davvero più sicuro o più pratico costringere i pescatori a trasportare tutto per decine di metri, arrivando in alcuni casi ad attraversare una strada trafficata?
La posizione espressa prende in esame anche l’obiezione secondo cui le casette comprometterebbero la visuale del mare. Santucci osserva che, lungo diversi tratti del lungomare, la vista risulta già condizionata dalla presenza di cabine degli stabilimenti, recinzioni, strutture e aree chiuse. Cita in particolare la zona della colonia Ugo Pisa, dove, a suo giudizio, esistono tratti nei quali non sarebbe possibile nemmeno passare.
Accessibilità e decoro del lungomare
Secondo Santucci, le casette non impediscono comunque di raggiungere la costa. Tra le strutture e la scogliera, sostiene, rimane uno spazio sufficiente per passare, avvicinarsi e guardare il mare. Il punto centrale della sua argomentazione è quindi che la presenza dei manufatti non equivarrebbe a una chiusura dell’area, che resterebbe accessibile.
L’intervento riguarda anche il tema del decoro. Santucci dice di preferire uno spazio ordinato, pulito e destinato al lavoro dei pescatori a un’area lasciata al degrado, con sedie, tavolini, confezioni da fast food e rifiuti abbandonati. Una contrapposizione che, nelle sue parole, richiama la necessità di valutare il lungomare non soltanto dal punto di vista estetico, ma anche in relazione alle attività che vi si svolgono.
La conclusione è un richiamo al ruolo dei pescatori nella storia e nell’identità di Marina di Massa. "Non sono un elemento di disturbo del nostro litorale", sostiene Santucci, secondo cui un lungomare non dovrebbe essere soltanto bello da fotografare, ma anche una città viva, capace di consentire a chi lavora di farlo in condizioni pratiche, dignitose e sicure. La sua posizione invita infine a considerare il punto di vista di chi quel tratto di costa non lo osserva soltanto, ma lo vive e vi lavora ogni giorno.