Terre alte

Due lupi davanti alla pastora, Slow Food chiede più tutele

L’episodio riaccende il confronto sulla convivenza con la fauna selvatica e sugli aiuti alle aziende.

Due lupi davanti alla pastora, Slow Food chiede più tutele

Nelle valli di Zeri, dove la pastorizia rappresenta un’attività economica ma anche un presidio umano e ambientale, un incontro ravvicinato ha riacceso la preoccupazione degli allevatori. Cinzia Angiolini, pastora e produttrice del Presidio Slow Food dell’Agnello di Zeri, si è trovata davanti a due lupi mentre cercava di proteggere il proprio gregge. La situazione si è risolta grazie all’intervento dei cani da guardiania, ma l’episodio ha riportato in primo piano le difficoltà della convivenza tra allevamento estensivo e fauna selvatica.

La richiesta di verifiche

Slow Food Toscana ha espresso solidarietà e vicinanza ad Angiolini, definendo l’accaduto un ulteriore motivo di preoccupazione. L’associazione sottolinea che non si può ricavare da un singolo episodio la prova di un cambiamento nel comportamento del lupo, ma ritiene necessario analizzare quanto avvenuto con strumenti scientifici e monitoraggi puntuali.

Secondo Slow Food, il lupo svolge un ruolo ecologico e la sua presenza deve essere affrontata attraverso un equilibrio reale. Questo equilibrio, però, non può ricadere esclusivamente sugli allevatori. In diverse aree montane le predazioni stanno mettendo sotto pressione la pastorizia estensiva, spingendo alcune aziende a ridurre il pascolo o ad abbandonare l’attività perché diventata difficile da sostenere.

Le misure di prevenzione, come recinzioni, cani da guardiania e sorveglianza, restano considerate indispensabili, ma non sempre sono sufficienti. Nei pascoli più impervi comportano costi elevati e difficoltà organizzative. Anche i cani, pur avendo avuto un ruolo decisivo nell’episodio, richiedono formazione e gestione attenta e possono creare problemi nelle aree frequentate dagli escursionisti.

Indennizzi e gestione del territorio

La Regione dispone dal 2021 della Task Force Lupo, oltre che di strumenti per la prevenzione e per gli indennizzi. Slow Food chiede di verificare la loro efficacia concreta: quante aziende riescano ad accedere alle misure, in quali tempi vengano erogati i risarcimenti, quali danni restino esclusi e se il numero delle predazioni sia effettivamente diminuito.

Per l’associazione, gli indennizzi non dovrebbero limitarsi al valore commerciale degli animali uccisi. Dovrebbero tenere conto anche di aborti, perdita di latte, dispersione del gregge, valore genetico dei capi, lavoro aggiuntivo e conseguenze psicologiche per chi conduce l’attività. Slow Food sollecita inoltre una gestione attiva, fondata su monitoraggi scientifici continuativi e sulla capacità di intervenire rapidamente nelle situazioni considerate più critiche.

Tra i temi indicati figurano anche l’ibridazione tra lupo e cane e il randagismo, insieme alla necessità di fornire informazioni chiare a residenti, allevatori ed escursionisti. La pastorizia estensiva contribuisce a mantenere aperti i pascoli, a prevenire gli incendi, a conservare paesaggi storici e a sostenere produzioni legate a razze locali come l’Agnello di Zeri.

Nelle aree montane già segnate da spopolamento e carenza di servizi, la chiusura di un’azienda pastorale può significare la perdita di un presidio umano, di biodiversità e di prospettive per il territorio. Da qui le richieste rivolte alle istituzioni: aggiornare i monitoraggi sulla presenza del lupo, valutare le misure regionali, rafforzare i sostegni alle aziende che custodiscono razze autoctone e adeguare la prevenzione alle caratteristiche dei diversi territori. L’obiettivo indicato è tutelare la fauna selvatica senza lasciare soli i pastori e senza favorire l’abbandono delle terre alte.